MASSIMO MAURO UBERTI

Libera riproduzione tramite citazione "Cortesia Massimo Uberti www.astrofoto.it"

 

VISITA A MANUA KEA

La vista al più alto osservatorio del mondo è un'avventura che può sembrare banale ai viaggiatori incalliti, tuttavia le coincidenze e le motivazioni del perchè mi trovavo da "quella parte del mondo" hanno tramutato l'impresa a una meravigliosa ma faticosissima avventura.

Big Island la più grade isola dell'arcipelago Hawaiiano è base del gruppo di osservatori astronomici più alti del mondo, nel novembre dell'2001 ebbi l'occasione di tentare la visita stirando all'inverosimile la tabella di marcia di un impegno di lavoro nei tempi e nei modi

Come si può capitare quì e non andare in cima a Manua Kea !

Proprio Manua Kea, per l'Italia è uno dei luoghi più distanti in assoluto, e andarci in un solo tiro di scioppo richiede una bella carica energetica. Dopo Dopo un classico Milano-Los Angeles un altro volo di 10 ore separa la costa americana da Honolulu città più rinomata dell'arcipelago e principale dell'isola di O'ahu.

5 ore dopo il nostro arrivo ad Honolulu, un altro aereo ci catapulta a Big Island. "Con le prime luci dell'alba, scorgo dal finestrino dell'aereo la fila di cupole degli osservatori, la fuori a fianco a me, una vibrazione mi percorre la schiena ! stiamo volando basso ? No ! il gruppo di osservatori è sito a 4000 metri sopra il livello del mare.

Kailua l'areoporto di Big Island è invaso da un profumo di fiori che permea l'aria, è un sollievo dopo tante ore di aria secca e inodore respirata in aereo.

L'osservatorio e lì proprio di fronte a me, mi sembra quasi che abbiano sbagliato a misurare la quota, pare su di una collinetta alta sei settecento metri !

L'effetto strano dovuto al pendio lavico che gradualmente scende fino al mare, crea l'illusione e la perdita della cognizione delle distanze. Sebbene 4000 metri siano un'altezza straordinaria, qui paiono come se fossero molto meno.

Il botteghino del rent car rifiuta di noleggiarci l'auto, asserisce che la zona è molto alta e pericolosa, solo Arper, un noleggiatore di fuoristrada ha veicoli predisposti per l'alta quota. Dopo questa ulteriore prova che i America tutto è fatto per chi non è esperto, Partiamo con il fuoristada di Arper per la cima. La strada è bellissima, sale piano piano ma di continuo e ininterrottamente. Arrivati al bivio che separa la strada principale a quella di salita dell'osservatoriio, campi di lava lambiscono il ciglio della strada.

Ben presto avverto il calare drastico delle prestazioni del fuoristrada che sebbene di grossa cilindrata sembra diventato un'utilitaria, arrivati a Onizuka. il visitor center. decidiamo una pausa per acclimatarsi siamo già molto alti a 12896 piedi

Dopo un paio di ore saliamo in vetta, rispettando l'appuntamento preso con Leonard del telescopio Gemini.

Il Gemini è una sontuosa cupola lucente dalla foggia moderna, e un pò strana, ha uno strumento gemello in cile, artefatto delle recenti tecnologie che hanno portato a sviluppare nuovi metodi di protezione ed esposizione al vento. Da questa posizione si domina un panorama strordinario, subito scorgo le cupole del Keck Telescope e quella poco estetica del Giapponese Subaru. I primi giramenti di testa sopraggiungono insieme alla stanchezza ormai dimenticata; una breve attesa e mentre siamo seduti nella saletta tecnica dello strumento osservo decine di manuali tecnici marcati "Gemini Project" per l'uso del telescopio.

Leonard vive sulla costa e tutti i giorni sale e scende fino all'osservatorio, ormai è divenuta un'abitudine e sopporta benissimo la quota.

Molti astronomi, per questo problema, rimangono alla base, a livello del mare, dove possono seguire attraverso un "video confernce" le varie operazioni, mi chiedo a questo punto il perchè non rimangono a casa loro di fronte a internet.

La visita ha inizio.

Il telescopio Gemini è attualmente uno degli strumenti più tecnologici del pianeta, ogni cosa che si trova all'interno della cupola è stata pensata appositamente per il telescopio

La consolle di comando pare banale, ma dietro c'è un sitema di computer straordinario che controlla lo strumento eseguendo svariati milioni di operazioni al secondo. Si perchè Gemini è un telescopio che incorpora tecnologie adattive sullo specchio primario. sul secondario. e sul piano del fuoco sfruttando Hokupa'a una nuova tecnologia adattiva per correggere la turbolenza atmosferica.

Il monitor sulla destra è un collegamento permanente con la base al livello del mare usata per videoconferenza per così dire mantenere un contatto umano tra astronomi e collaboratori tecnici.

.

Svariati laboratori, ricavati nell'edificio, sono attrezzati con strumenti particolari, impiegati per la taratura degli stumenti come questo un piano di marmo di 200kg antivibrazione, basta la leggera pressione di un dito per muoverlo su e giù !

Il primo piano si raggiunge attraverso uno speciale ascensore a pistone idrauilco, rivestito di speciali pareti antiurto, ma è la vista del telescopio quella che fa più impressione, basti pensare che lo specchio secondario che si vede in alto nella foto, ha un diametro di un metro e venti. La struttura è veramente imponente; al fuoco cassegrain è applicato un dispositivo a revolver che ruota a cui sono attaccati quattro strumenti intercambiabili alla pressione di un bottone o via computer. Lo specchio principale di ben 8 metri di diametro è adattivo, la sua forma ideale si modifica costantemente attraverso la pressione di stantuffi idraulici posti a contatto immediatamente sotto lo specchio e che mantengono in perfetta collimazione l'imponenete occhio.

Il secondario è invece del tipo tip-tilt cioè è in grado, ad elevata velocità, di correggere violente raffiche di vento che spostano la struttura e qui a 4000 metri il vento non manca mai.

Il pezzo veramente interessante è Hokupa'a un sistema adattivo che sta dando risultati sorprendenti per maggiori informazioni e bene leggere quanto

descritto su Sky and Telescope Ottobre 2001

Al piano sotterraneo vi è la cella per alluminare lo specchio e si vedono i possenti pilastri che reggono separatamente la struttura. La cupola è apribile in due assi ortogonali proprio per lasciare entrare l'aria. Diversamente dai concetti nati intorno agli anni '60 che prevedevano una struttura che riparava dal vento il telescopio oggi con la collaudata tecnologia adattiva si tende a lasciare entrare l'aria esterna, creando un solo tipo omogeneo di "atmosfera" da correggere.

La visita volge alla fine... sarei rimasto li per sempre ad ascoltare il vento e i rumori, i sibili che emette la grande cupola ma il tempo mi concedeva solo un rapido sguardo all'esterno delle altre strutture e poi di corsa all'areoporto per un altro volo.

A Manua Kea non c'è solo il Gemini, la storia è lunga e spero di raccontarvela un'altra volta. M.U.

http://www.gemini.edu/

 

 


   
Powered by MAXFACTORY